Comitato Popolare Antico Corso

Il Comitato Popolare Antico Corso è un comitato di liberi cittadini che si adoperano per la tutela del quartiere Antico Corso di Catania.
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Il Comitato Popolare Antico Corso è nato nel dicembre 2000, subito dopo un’ assemblea pubblica che affrontava i problemi dell’espulsione dei residenti dell’area dell’omonimo quartiere, dovuta sia alla modificazione dei modelli commerciali (l’exploit dei centri commerciali) con conseguente perdita di competitività dei piccoli esercenti che colà vivevano, sia per la progressiva espansione delle facoltà universitarie, che innescò una corsa alla speculazione sugli alloggi che venivano tolti  alla classe dei lavoratori a basso reddito per essere destinati al più redditizio mercato degli studenti fuori sede.

Questo processo non vede tuttora alcun correttivo sociale, con la conseguenza del continuo svuotamento della residenzialità storica, fatte salve alcune fasce marginali che producono ulteriore degrado. Nella difesa del quartiere e dell’equilibrio necessario a farlo “vivere” in maniera bilanciata (l’opposto del quartiere “specializzato”) il Comitato affrontò la questione della proliferazione delle facoltà, che lentamente hanno pervaso l’intera area con azioni immobiliari di acquisizione dei “contenitori storici”. L’evento culminante fu la decisione di realizzare due grandi aule da 650 posti ciascuna, destinate alla facoltà di Giurisprudenza: fu avviato, fra le proteste, il cantiere della “Purità” soprassedendo ad una precedente documentazione attestante la pressoché  certa  presenza di un sito archeologico riconducibile alla Roma imperiale. Sotto lo sguardo impotente dei cittadini si consumò la demolizione di una torre medievale, di un tratto delle mura trecentesche e, nello scavo, vennero fuori  alcune sepolture risultate successivamente di epoca medievale e greca; il blocco dei lavori decretato dall’amministrazione comunale, prima dell’intervento della magistratura (a cui esponemmo, insieme a Legambiente, una circostanziata documentazione), convinse la sovrintendenza ad operare degli scavi archeologici che, dal 2001 al 2002, portarono al rinvenimento di una Domus Romana di era imperiale e di un migliaio di casse di reperti frammentari (Su “Megalai Nesoi – studi in onore dei cinquant’anni di attività del prof. Rizza” il resoconto della dott.ssa Branciforti con tavole della dott.ssa  Amari – “Gli scavi archeologici nell’ex Reclusorio della Purità di Catania” ).

Questa “vittoria” del Comitato in un conflitto non cercato e non auspicato, oltre a fare crollare la fiducia nelle istituzioni che avrebbero dovuto salvaguardare i beni (nello specifico esiste una vergognosa diatriba sulla competenza dell’area su cui insistono i beni che nel frattempo sono lasciati all’incuria) anziché cercare di minimizzare il rilievo, anche per la ricerca storica dell’eruzione piroclastica del 123 a.c., del sito, convinse il Comitato ad estendere il proprio interesse alle aree del centro storico più antico ed in questo percorso sempre più simile ad un ginepraio ha rilevato, idealmente occupandolo, il sito del Bastione degli Infetti (fortificazione cinquecentesca) i cui usi nel tempo l’avevano portato al declino ed infine all’oblio. Con l’impegno  di realizzare una rete civica di cittadinanza attiva, il comitato popolare intraprese quella che, a nostro giudizio, è la fase più importante della propria vita: la connessione con le associazioni sul territorio cittadino, le associazioni culturali e gli enti istituzionali con le proprie “centrali educative”. Il lavoro ha avuto la sua concretizzazione con l’apertura al pubblico del sito quasi del tutto sconosciuto e questo ha realizzato la premessa per una campagna, sostenuta dal FAI provinciale, che ha visto la candidatura del sito al censimento “i luoghi del cuore 2014” ed una campagna tanto efficace da portare per la prima volta il nome della città fra i siti nazionali con un piazzamento al 33° posto fra 20.000 concorrenti (fra i primi posti le “certose” umbre e toscane) e terzo fra i siti siciliani. Da quel momento la Rai con il programma “l’Italia migliore”, televisioni locali e giornali si sono occupati del Bastione degli Infetti che non ha tuttavia completato il suo percorso per una fruizione continuativa e piena. Le guide turistiche hanno inserito nel circuito il bene archeologico evidenziando al pubblico più attento le peculiarità del luogo e la storia del riscatto ad opera del comitato.